Straccameriggi

un blog sempre in ferie

Rummeit

Rummeit. Il primo nuovo termine inglese che ho imparato qua. Niente a che vedere con il nettare ambrato che se accompagnato con succo di frutta alla pera può regalarti serate memorabili. Rummeit è la parola che è entrata per qualche giorno, senza chiedere il permesso, a occupare i miei fino ad allora rilassati incubi. Rummeit, sì, non roommate, perché l’eco strascicato e ondulante da film di paura mica si legge!

Immaginate una giornata di vento (sempre contrario) e pioggia (sempre a scroscio) e un posto bello grande che conoscete solo per sentito dire (parimenti all’idioma ivi parlato). Ecco, mettete al centro della scena un cretino senza un cellulare funzionante, senza uno straccio d’ombrello e con la cartina del luogo a farne le veci anziché ad assolvere la funzione per cui se l’era portata dietro, e il quadro è completo. L’agenda, ormai ridotta a cartapesta, è fitta di appuntamenti, incastrati l’uno dopo l’altro a forza di rispondere ad annunci di proprietari di case in cerca di room(stanza)mates(amici, compagni). Insomma, di coinquilini.

La metro mi dà una mano, scorrazzandomi ovunque. La nuova sim americana è la mia bussola (sia lodato Google Maps!). Per tre giorni mi trasformo in una trottola impazzita: giro in lungo e in largo la città, guardo una decina di appartamenti, conosco una decina di cercaroommates, piazzo una decina di sorrisoni a quanti più denti possibile. E preciso sempre che sono italiano. Perché gli italiani sono molto ben visti dai cercaroommates: persone pulite, educate, che tengono in ordine, che pagano regolarmente e soprattutto veramente, ma veramente bravi nel convincerti che tutto ciò sia vero.

Alla fine, dopo aver lottato contro la mia coscienza per scartare l’ipotesi sottounponte, trovo una sistemazione soddisfacente e all’imbrunire del quarto giorno mi trasferisco in un appartamento mal arredato, mal pulito e maleodorante, ma con delle bellissime nature morte attaccate alle pareti. Solo a una seconda più attenta occhiata scopro che è muffa. I roommates, gli altri, sono gentili con me, si dimostrano subito veramente amici e compagni di stanza. E il padrone di casa anche. E’ fatta! Pure la valigia, però, e l’oretta in cui gli altri sono a cena la trascorro a disfarla.

Verso le 11 la fame, quella vera, che per fortuna raramente mi è capitato di provare, mi assale. Ma non ho avuto tempo di fare la spesa e non ho niente da mangiare. Trascino la mia schiena sbriciolata fuori dalla camera e… l’El Dorado: un tegame con cinque polpette di carne e un pugno di patatine fritte abbandonato in mezzo ad un tavolo di piatti ormai prosciugati. Senza pensare, pesco una forchetta da un cassetto a caso e mi tuffo su polpette e patatine.

Un minuto più tardi mi sto già godendo la sigaretta del dopo cena, quando sbuca dal corridoio il padrone di casa. Faccia interrogativa, similincazzata, nessun cenno di amicizia o compagnia sul suo volto. Spengo immediatamente la sigaretta e, mentre cerco di non ridere immaginandomi il tizio che mi consegna il premio di antiroommate più veloce dell’anno, mi giustifico: “guarda, scusa, ho visto che prima anche tu fumavi, quindi mi sono permesso…”

“Non è un problema. Ma hai appena mangiato le polpette che avevo lasciato a mia figlia che sta arrivando!”

Distolgo lo sguardo, vedo là in fondo la giuria del premio, con tutti 10 alzati.

La sera successiva, preparo un’abbondante razione di pasta al pomodoro (siano lodate anche De Cecco e Barilla!) per tutti. E Oggi, a distanza di due settimane, abito ancora qui, a conferma del fatto che sì, gli italiani sono specialisti nell’arte del convincere.

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5 pensieri su “Rummeit

  1. Fanculo, mi hai fatto venire fame…

  2. Oppure le coscienze…come ti pare.

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