Straccameriggi

un blog sempre in ferie

Call me Jack

Sono strani questi americani. Ti scrutano, si avvicinano, ti sorridono, ti attaccano bottone. Si accorgono subito che sei diverso da loro, ma gli piace.

“Hi, where do you come from?”

“Italy.”

“Oh, Italy, amazing! And what’s your name?”

“Jaopo.”

“What?”

“Jahopo.”

“Iaob?”

“Jacopo!”

“o__O”

“Ok, you can call me Jack!”

“Oh, Jack, (ma dillo subito no?), nice to meet you, Jack!”

Lo stesso teatrino è andato in scena anche quando ho conosciuto Farhan. Nonostante che Farhan sia un ragazzo di origini indiane, nato in Canada, trapiantato da queste parti, che abbia girato il mondo grazie al couchsurfing e che sia un tipo di ampie vedute, la sua faccia di fronte al nome Jacopo (o meglio, Jahopo, anzi, Jaopo) si è tramutata in una sfinge.“Ok, call me Jack” gli ha prontamente risposto l’ufficiale d’anagrafe che ormai mi ribattezza da giorni.

Non è stato affatto difficile per quel nuovo ma spaesato me entrare in confidenza con Farhan. Dopo due minuti che lo conoscevo mi aveva già invitato a uscire con lui e i suoi amici il venerdì successivo, ché il venerdì sera è pieno di gente in giro, ché vedrai che ci divertiamo, ché voi tre siete proprio dei tipi simpatici. Voi tre, sì. Perché ho iniziato ad avere una vita sociale in questo posto solo grazie all’amabile intercessione della mia coinquilina (italiana) e del suo fidanzato (italiano pure lui). Valeria, superesperta del luogo, e Rosario, neofita alla ribalta. Una bella coppia di istrionici e vulcanici comaschi che ho costretto a sperimentare anzitempo quanto la presenza di un figlio indesiderato che il buon senso ti obbliga a portarti dietro ovunque possa riuscire a frantumarti gli zebedei. E loro sempre carini, neanche mai un cenno di disappunto.

Alla fine venerdì sera usciamo, tutti insieme. Farhan ci presenta i suoi amici, un ragazzino dai tratti orientali con bandana e berretto dalla tesa che più tesa non si può e un ragazzone mulatto di quelli che Morgan Spurlock ha tentato dieci anni or sono ma invano di allontanare dai famelici McDonald’s & Co. Tutti insieme siamo accozzati talmente male che sembriamo la cover anni 2000 dei Village People. Quindi ci divertiamo parecchio. Pub, drink, discoteca, drink, a spasso, drink. A notte fonda tanta loquacità e una dose cospicua di tortillas e nachos s’impossessano delle nostre fauci. Parliamo di tutto, c’ingozziamo di tutto, diventiamo amici.

Talmente tanto amici che domenica mattina mi arriva questa email.

Hey Jack, I read about the earthquake in N. Italy – hope that any family and friends you guys may have in that area are safe.

Farhan

Ci rimango di stucco. E penso: sono proprio strani questi americani.

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7 pensieri su “Call me Jack

  1. vale in ha detto:

    io sono quello col cappello da boy-scout.
    grande jack!

  2. rosario in ha detto:

    ma che bello
    ma che bello conoscere valeria e te

  3. …..fammi capire, io che sono di Catanzaro, ma vivo a Roma….come ti devo chiamare?

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