Straccameriggi

un blog sempre in ferie

Archivi per il mese di “luglio, 2012”

Un mondo libero

“Sì, sono stato io, sono stato io, IO!”. Ecco, vorrei un mondo così. Libero da falsità, ipocrisia, omertà, proibizionismo e bugie. Vorrei un mondo in cui ognuno si prende le responsabilità delle proprie azioni, e ne va fiero, e la smette di addossare colpe sugli altri, su gente che magari non ha neanche mai visto prima. Vorrei un mondo in cui tutti fossero sinceri, puri, orgogliosi e liberi di ammettere “sì, sono stato io, HO SCOREGGIATO IO!”.

Vi immaginate quanto sarebbe più elevato il tenore di vita degli esseri umani se tutti andassero fieri dei propri peti? E scoreggiassero convintamente, ardentemente, spassionatamente?

Ad esempio, non sareste costretti a stressare di continuo la vostra trachea con quegli orribili colpetti di tosse atti a mascherare la trombetta a cui date fiato più in basso. Oppure non sembrereste spesso dei goffi metronomi fuori sincro, perché la smettereste di far finta che, proprio quando siete seduti, vi serva ogni due minuti qualcosa dalla tasca posteriore dei jeans. E poi subito qualcosa dall’altra. Non amereste così tanto le discoteche e avreste molta meno paura di salire in ascensore. Ridurreste drasticamente le probabilità di contrarre un cancro ai polmoni dato che tutte le volte che siete in casa di ospiti evitereste di rifugiarvi sul balcone a spurgare la fagiolata adducendo come scusa la sigaretta. O non prendereste a testate chi vi si rivolge con un candido “ma figurati, puoi fumare anche in casa”. O ancora, non trascorreste le prime romantiche notti in compagnia del partner a divaricarvi le chiappe nel tentativo di renderle afone e quindi non dovreste mummificarvi con il lenzuolo nella vana speranza di scongiurare la fuoriuscita di gas. E guardate, potrei andare avanti per delle ore! Ma che cazzo, volete ficcarvelo in testa che è la scoreggia il sapore della vita?

Anche Benigni, tanti anni fa, ha provato a perorare una simile nobil causa, salvo poi iniziare ad occuparsi di robe tipo Olocausto, Divina Commedia e Berlusconi di cui si sa, non frega un cazzo a nessuno. E voi, giustizialisti del quartierino, pacifisti della domenica, libertari di ‘sta ceppa, siate coerenti alle vostre idee una santa volta, sostenete il mio credo, unitevi al grido “scoreggia libera per un mondo libero”. Smettetela di seminare in giro scie anonime che poi va a finire è stato il malcapitato di turno. Il vostro meteorismo non può essere un bene comune.  E’ solo vostro, punto. E poi, finitela di usare la scoreggia come arma batteriologica e di piazzarla lì, alle spalle del vostro nemico, per poi squagliarvela un istante prima che la pestilenza si propaghi. Sapete quante reputazioni rovinate, carriere stroncate, casi diplomatici e conflitti armati avete sulla coscienza? Migliaia! Vergogna!

Oh, ecco, mi sono sfogato, ora mi sento decisamente più leggero. Anche se è meglio se cambio stanza.

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Coppie squilibrate

Ho da sempre una passione sfrenata per le coppie squilibrate. Tutte le volte che ne incontro una le mie attenzioni si concentrano esclusivamente lì, nel tentativo di spiegarmi chi o che cosa abbia costretto una femmina e un maschio tanto diversi a formare un duo.

Certo, capisco che il canuto fascino di Flavio Briatore finisca per ammaliare qualsiasi giovane gentil pulzella, ma io non ho certo l’abitudine di girare per yatch o paddock, e le mie coppie squilibrate preferite sono quelle in cui, oltre che ad evidenti disparità estetiche, vi sono incolmabili incompatibilità culturali, d’intelletto e di vedute. Se poi a giocare il ruolo di parte lesa (soprattutto cerebralmente) è l’uomo, beh, apoteosi.

Ieri ero in metro, si siede di fronte a me una ragazza molto bella, sulla ventina, orecchio appiccicato allo smartphone e aria visibilmente scocciata. Capisco fin dalle prime battute che è al telefono col fidanzato e che lei è quella figa e lui quello sfigato. Drizzo le antenne, assisto solo alla mia metà di conversazione e per di più in inglese, ma sono quasi certo che sia andata così…

“Ehi, ciao, sono io.”

“Sì, anch’io.”

“Guarda che sono stanca morta, sono appena uscita e ho avuto una giornata terribile a lavoro. Tu?”

“Beh, non ho un lavoro.”

“Certo, lo so, non c’è bisogno che me lo ricordi tutte le volte. Intendevo, tutto a posto?”

“Sì, tutto a posto, ho ordinato le polo nell’armadio in perfetta scala cromatica, anche se quella a scacchi marroni e verdi mi ha messo veramente in difficoltà.”

“Ma tu non hai una polo a scacchi marroni e verdi!”

“Da oggi sì. L’hanno regalata a mio nonno, ma a lui sembrava poco giovanile, quindi…”

“Quindi non ti azzardare ad uscire insieme a me con addosso quell’obrobrio.”

“No no, scherzi?, non sarebbe prudente caricarmi sulle spalle il nonno, con tutti gli acciacchi che ha!”

“Guarda che io sono seriamente preoccupata…”

“Dai, sì lo so, ma tranquilla, il nonno è in forma, oggi me le ha suonate a Scarabeo.”

“Sono seriamente preoccupata per te! PER NOI!””

“Ah, se è per la polo, anche se l’ho presa senza che la mia mamma fosse lì a scegliermela, ti giuro che è figa. Vieni a vederla?”

“T’ho detto che sono stanca, non vedo l’ora di tornarmene a casa, levarmi di dosso questi vestiti, farmi una bella doccia tiepida…”

“Sicura siano passate tre ore da quando hai mangiato?”

“E soprattutto ho voglia di rinchiudermi in camera mia, di rifugiarmi nel mio fantastico mondo, tutta sola, al buio, solo una luce soffusa in un angolo, sono eccitata al solo pensiero e solo tu potresti completare questa libidine. Mi raggiungi?”

“Guarda che ci si può giocare anche online a Diablo 3.”

“Prendimi!, ti voglio!”

“Eh, ma deciditi.”

(Silenzio)

“Ehi, ci sei?, va bene, ok, ho capito, facciamo Assassin’s Creed?”

“E allora sei proprio un fallito, un deficiente, un DECEREBRATO!, basta, per me è finita, capisci cosa ho detto?, FI-NI-TA, e anzi, dato che questa è l’ultima volta in cui avrò a che fare con te, te lo voglio proprio confessare. Tradirti è stata la scelta più azzeccata della mia vita!”

“No, no, questo proprio non me lo dovevi fare, la nuova interfaccia di Windows 8 fa schifo!”

TU-TU-TU-TU-TU…

E’ il Giorno dell’Indipendenza

Sveglia ore 5:30, non c’è tempo da perdere. Ce ne sono a migliaia di famiglie americane come la nostra che vogliono fregarci il posto in prima fila all’evento dell’anno, al compleanno della nostra gloriosa Patria. E allora sbrighiamoci a rastrellare casa in cerca di tutto ciò che è a stelle e strisce e carichiamolo in macchina. I festoni, le bandiere, le sedie, le bandane, i cappelli, i calzoni, le t-shirt, i figli e la suocera a stelle e strisce ci sono, insieme a una tenda da campeggio che contenga il tutto. E poi otto borse frigo satolle di calorie, e giocattoli per i bambini, casse stereo da rave, iBook, iPod, iPad e iPresotutto? Fa niente, che tanto il resto lo compriamo là. Su, che è tardi.

Per la strada c’è un traffico che neanche sul tratto Roncobilaccio-Barberino del Mugello in entrambi i sensi di marcia (sì, persino negli States ce n’è giunta voce). Tre ore di macchina col condizionatore fisso a 32 gradi (Fahrenheit eh!) e siamo arrivati. C’è un parcheggio: 45 dollari l’ora. Ottimo, fanno anche gli sconti oggi!

L’obiettivo è lo stesso da ormai 19 anni di onorato servizio alla Nazione: il grande palco, al centro del grande parco, nel cuore della grande città. Da lì si vede benissimo il concerto e quei bei musicisti dall’uniforme bianca che agitano in maniera impercettibile solo i muscoli che gli servono a dar voce ai loro strumenti ti sembra di toccarli. Da lì il nostro inno si canta meglio, con la mano sul cuore e lo sguardo a favore di telecamera. Da lì la pioggia di coriandoli bianchi, rossi e blu che fanno cadere alla fine è più intensa, più vera.

Evvai! Ce l’abbiamo fatta anche stavolta. Abbiamo il nostro posto davanti a tutti, siamo stati i più veloci, i più scaltri, i migliori. I primi. Tutta esperienza questa, gente. Ora c’è da montare la tenda. E voi turisti, laggiù, che mi guardate con quell’aria ammirata mentre la sistemo, no, non vi sbagliate, è veramente 10 metri per 12, pensate, l’ho presa due anni fa da un tale con un sottanone dorato, i Ray-Ban scuri e un sacco di mostrine indosso che se non ricordo male si chiamava… sì, ecco, si chiamava Muammar. Brava persona, spero si stia mantenendo vivo.

Vabbè, insomma, la tenda di Muammar ora va arredata con tutto l’oggettame che ci siamo portati dietro. E poi va creato un recinto per i bambini, la veranda all’ingresso per la suocera, l’angolo cottura per la moglie e la zona notte, un po’ più in là. Sì perché un po’ di riposo ci vuole. C’è da farsi trovare belli carichi, sorridenti e orgogliosi domani l’altro. C’è il concerto e l’inno e la pioggia domani l’altro. Domani l’altro è il 4 di luglio, è il Giorno dell’Indipendenza.

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