Straccameriggi

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E’ il Giorno dell’Indipendenza

Sveglia ore 5:30, non c’è tempo da perdere. Ce ne sono a migliaia di famiglie americane come la nostra che vogliono fregarci il posto in prima fila all’evento dell’anno, al compleanno della nostra gloriosa Patria. E allora sbrighiamoci a rastrellare casa in cerca di tutto ciò che è a stelle e strisce e carichiamolo in macchina. I festoni, le bandiere, le sedie, le bandane, i cappelli, i calzoni, le t-shirt, i figli e la suocera a stelle e strisce ci sono, insieme a una tenda da campeggio che contenga il tutto. E poi otto borse frigo satolle di calorie, e giocattoli per i bambini, casse stereo da rave, iBook, iPod, iPad e iPresotutto? Fa niente, che tanto il resto lo compriamo là. Su, che è tardi.

Per la strada c’è un traffico che neanche sul tratto Roncobilaccio-Barberino del Mugello in entrambi i sensi di marcia (sì, persino negli States ce n’è giunta voce). Tre ore di macchina col condizionatore fisso a 32 gradi (Fahrenheit eh!) e siamo arrivati. C’è un parcheggio: 45 dollari l’ora. Ottimo, fanno anche gli sconti oggi!

L’obiettivo è lo stesso da ormai 19 anni di onorato servizio alla Nazione: il grande palco, al centro del grande parco, nel cuore della grande città. Da lì si vede benissimo il concerto e quei bei musicisti dall’uniforme bianca che agitano in maniera impercettibile solo i muscoli che gli servono a dar voce ai loro strumenti ti sembra di toccarli. Da lì il nostro inno si canta meglio, con la mano sul cuore e lo sguardo a favore di telecamera. Da lì la pioggia di coriandoli bianchi, rossi e blu che fanno cadere alla fine è più intensa, più vera.

Evvai! Ce l’abbiamo fatta anche stavolta. Abbiamo il nostro posto davanti a tutti, siamo stati i più veloci, i più scaltri, i migliori. I primi. Tutta esperienza questa, gente. Ora c’è da montare la tenda. E voi turisti, laggiù, che mi guardate con quell’aria ammirata mentre la sistemo, no, non vi sbagliate, è veramente 10 metri per 12, pensate, l’ho presa due anni fa da un tale con un sottanone dorato, i Ray-Ban scuri e un sacco di mostrine indosso che se non ricordo male si chiamava… sì, ecco, si chiamava Muammar. Brava persona, spero si stia mantenendo vivo.

Vabbè, insomma, la tenda di Muammar ora va arredata con tutto l’oggettame che ci siamo portati dietro. E poi va creato un recinto per i bambini, la veranda all’ingresso per la suocera, l’angolo cottura per la moglie e la zona notte, un po’ più in là. Sì perché un po’ di riposo ci vuole. C’è da farsi trovare belli carichi, sorridenti e orgogliosi domani l’altro. C’è il concerto e l’inno e la pioggia domani l’altro. Domani l’altro è il 4 di luglio, è il Giorno dell’Indipendenza.

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